Collaborazione psicologico-floreale PDF Stampa E-mail

Da un incontro “casuale” con la floriterapista Cristina Manassero nasce l’idea di questa particolare collaborazione che unisce appunto la psicoterapia all’utilizzo dei fiori di Bach, il cui campo specifico è proprio quello dell’emotività e degli stati d’animo. Dal confrontarci è emersa la condivisione di una visione olistica dell’individuo che considera l’uomo come un tutt'uno di corpo mente e spirito.

Nella società attuale, sempre più specializzata e con ambiti di intervento sempre più frammentati, si è persa la consapevolezza dell’unicità della persona; parallelamente si tende a lavorare per protocolli, scientificamente validabili e confrontabili, livellando però i pazienti a tipologie prestabilite. Inoltre, non sempre è facile creare una rete tra i professionisti che a vario titolo seguono uno stesso paziente e ciascuno tende a vedere solo la parte di sua competenza, perdendo di vista l’interezza della persona. La nostra collaborazione nasce dall’amore e dal desiderio sincero di contribuire a un maggiore benessere di chi ci chiede aiuto, nell’ottica di prenderci cura della persona e non semplicemente di curare un sintomo. La visione di fondo comune è legata al non giudizio, bensì al desiderio di aiutare ad attraversare un momento di crisi che può diventare momento di rottura e discontinuità e quindi occasione di crescita e di evoluzione.

 

 

Bach scrive “I fiori sono in condizione di elevare la nostra personalità e di avvicinarci di più alla nostra anima. In questo modo ci donano pace e ci liberano dalle nostre sofferenze. Non vi è una vera e propria guarigione senza un cambio di orientamento della vita, senza pace nell’anima e senza la sensazione di felicità interiore…”  Anche la psicoterapia ad orientamento gruppoanalitico mira al riattraversamento delle proprie matrici familiari, spesso vissute come un destino ineluttabile, a cui invece è possibile contrapporre un proprio personale progetto di vita. La floriterapia non cura la malattia, ma gli stati d'animo e le reazioni agli eventi delle persone, rivelandosi così un valido alleato all’interno di un percorso psicoterapeutico.

Le essenze lavorano sulla nostra parte emozionale e sugli schemi inconsci che abbiamo consolidato nel corso della nostra vita e che non sono a noi benefici; non si occupano solo di un sintomo ma hanno un’azione sulla causa reale della malattia, modificando solo ciò che è da modificare.

Nella  psicoanalisi si è a lungo trattato della tematica dell’inconscio, inteso come qualcosa di ignoto, sconosciuto; nelle più recenti teorizzazioni, invece, si tende a parlare di inconscio come di una parte di noi così nota e sperimentata ripetutamente nel tempo da non riuscire più ad averne consapevolezza; spesso si incontrano persone che dicono che per loro un determinato comportamento è “normale”: in realtà non vi sono comportamenti normali, prestabiliti e quando sentiamo tale modo di esprimersi in realtà il messaggio che sta passando è che quel modello di riferimento, probabilmente ampiamente sperimentato, è diventato la norma. Spesso però si tratta di una norma che fa soffrire perché è diventata uno schema ingabbiante, una modello a cui non si riesce a sottrarsi.

 

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare terre nuove ma nel guardare con occhi nuovi”.

Marcel Proust

 

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